Nulla è perduto su un sentiero ben tracciato.

Sublime
il verso nascosto nella zolla
il polline raccolto
da una scia di lumaca, una nuvola
impigliata tra i rami
(Vuol entrare il verde
muove le gambe, le braccia
incontra la pazienza di uno stelo)
accosto l’orecchio ed ascolto
sul filo d’erba
la direzione del caos.

Questa mia danza, questo stupore
di fiori nuovi sbocciati tra le dita
- duello accecante di colori –
consuma le narici, assesta l’equilibrio
sull’audacia di un tacco.
Fuori
tutto rimane appena percettibile, quasi vacuo
come fiocco di neve a maggio
mentre io invento parole verdi
per inni alla terra.

Come si specchia vanitosa
questa follia d’esserti ancora accanto
s’aggiusta i ricci, sorride
seguendo con le dita gli anelli dell’albero.
Sarei mancata a me stessa
e tu, un volo di nebbia sulla terra
se non avessi scoperchiato il tetto
ed inondato tutto con il cielo.
(foto trovata qui)
...un'amica di poesia, qui con me
Sym-bàllò
Stringo l’affanno in due parole
al disfarsi del mio corpo botanico,
nella foresta dei simboli
come albero mi spoglio
in un malore carnale, barbarico,
febbre di stella, brucio per splendere.
All’affondo di un lampo in radice di luce
sono terra imbrigliata in rivolo di miele e sangue,
tra un mortaio di bronzo e una lama di luna
frantume odoroso di un’erba eliotropa
che esala dal tessuto neuronale del mio ventre.
Cuore e fiato. Insieme.
Come l’urlo che squarcia
la notte di una terra straniera
risuona l’ argot inverso, la ferita
stilla gocce di linfa nella bocca,
rito omeopatico a una mutria antica.
Eucaristia, medicamento.
L’estasi chimica di una Maddalena ,
una redenzione di fuoco e acqua.
Intelletto e cuore. Uno alla volta.
Ché insieme non li tolleri.
E me li maledici.
grazie a Malvarosa

Non avrai più l’orma del mio pensiero
sul Prato o sotto a un portico del Salone
dove l’odore di piscio
accompagnò il nostro viverci accanto
un poco sgomitando, un poco odiando
le mani sante nelle acquasantiere.
Sarà stato l’odore di calce e incenso
nei bagni delle scuole
e nelle mense universitarie
a scuotermi fin quasi a maledirti
ché l’ultimo tuo atto d’intolleranza
- un muro di lamiera -
sia lama che affonda nella tua pancia.

Basterebbe che le parole
non m‘assalissero a morsi
improvvisamente
senza lasciare ragione dello strappo.